lunedì 8 marzo 2010

Sonetto

Tutta la notte a me Luna chiedea

onde l'Amor fugace s'era partito.

"Ove di donna in core danza l'idea

-risposi- fassi l'Amor pentito


e lungo tempo ch'io m'illudea

per quella luce d'ombra vestita,

or mi convinse che dolce sua orchidea

donò frescura, allor. Ora è appassita".


Quel diafano splendor dei cieli scuri

di me a pietà par che sovvenne,

ond'io per lei: "Dal tuo mutare eterno

licenza di ragion tu m'assicuri".


E lei: "S'io muto quel brillar solenne,

è per capir l'umore tuo sì alterno".

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