lunedì 8 marzo 2010

Inno ad Arimane

Tu che la parola chiusa

serravi con tristezza in gola,

parlavi col tuo viso spento

ed annuivi,

mentre io parlavo al vento.

Tu sei con me,

riscaldi le mie gote,

detergi gl'occhi miei,

inumiditi, le pupille vuote.

Ma Ella non sa, Ella non sa,

nè d'amar costringe.

Latita il sorriso, se di parlarmi finge.

Tengo le tue mani,

adesso come allora,

abbandonate alla virtù

eternamente casta:

come la veste tua

s'abbiglia intatta.

Va l'animoso tuo sospiro e infiora

quel poco della vita in me rimasta.

Ma Elly non sa, Elly non sa

nè gioir più vuole:

muta risposta alle mute mie parole.

Ma Arimane,

Arimane, che fai scherno ogni sorriso,

che, sgradito, più non parti

e sei là dove l'Amor viene deriso.

Tu, dico,

che puoi sbranare il mondo

e ammazzi

e quando ammazzi,

ammazzi nell'interno,

dille cos'è,

oh, dille cos'è l'inferno!

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